IL COACHING IN AZIENDA

IL COACHING IN AZIENDA

Il benessere organizzativo è un obiettivo ambizioso che molte aziende cercano di raggiungere, poiché un ambiente di lavoro sano è fondamentale per il successo a lungo termine. Tra le varie strategie adottate per migliorare il benessere organizzativo, il coaching emerge come un potente strumento per promuovere la crescita personale e professionale dei dipendenti, contribuendo così a un ambiente lavorativo più positivo e produttivo.

Il  coaching in azienda è una pratica basata su una relazione di partnership tra il coach e il dipendente, con l’obiettivo di migliorare le prestazioni, sviluppare competenze specifiche e raggiungere obiettivi personali e professionali. Attraverso il processo di coaching, i dipendenti acquisiscono consapevolezza delle proprie capacità, definiscono obiettivi chiari e sviluppano strategie per superare sfide lavorative e personali.

La definizione di Coaching rimane uguale quando si passa dall’individuo, al team, al gruppo o all’organizzazione: ha sempre a che fare col mettere nelle condizioni l’individuo, il team, il gruppo o l’organizzazione di capire e mettere in atto i comportamenti funzionali al passaggio da una situazione attuale a una situazione futura desiderata.

Il Coaching in azienda (da molto definito Coaching Organizzativo) è dedicato all’intera organizzazione aziendale. Non è dunque un Coaching dentro all’organizzazione, ma il Coaching per migliorare l’organizzazione aziendale. 

Il Coaching in azienda interviene in un’organizzazione per avviare un processo di miglioramento e sviluppo verso obiettivi definiti, sviluppando le potenzialità dell’azienda.

Questo comporta spesso il mettere in discussione la propria configurazione di valori, convinzioni, bisogni, competenze, abitudini creando una nuova struttura più funzionale alla performance desiderata, a ciò che vogliamo ottenere e ciò che desideriamo diventare. Quando parliamo di organizzazioni questa configurazione collettiva di valori, convinzioni, abitudini, ecc., viene definita Cultura Organizzativa

C’è però qualcosa in più che il semplice lavorare sulla cultura organizzativa: il Coaching in azienda crea infatti un ponte fra il contesto organizzativo con la sua cultura e il contesto strategico e di vision con le sue dinamiche. È semplice capire che l’allineamento e la coerenza fra questi due livelli è determinante per il successo dell’azienda  nel medio e lungo periodo.

In altre parole mi piace definire il coaching in azienda come

“definire bene chi fa che cosa, perché, come e quando”.

I benefici del coaching in azienda sono:

  1. Sviluppo della Leadership: Il coaching in azienda spesso si concentra sullo sviluppo delle competenze di leadership a tutti i livelli dell’organizzazione. Ciò può coinvolgere l’identificazione e la coltivazione di leader emergenti, nonché il potenziamento delle abilità di leadership dei dirigenti esistenti.
  2. Sviluppo delle Competenze Emotive: Attraverso il coaching, i dipendenti imparano a gestire lo stress, a migliorare l’assertività e a sviluppare l’empatia, migliorando così le relazioni interpersonali e riducendo i conflitti sul posto di lavoro.
  3. Miglior Gestione del Tempo e delle Priorità: Il coaching aiuta i dipendenti a pianificare in modo efficace, a stabilire obiettivi realistici e a gestire meglio il proprio tempo, riducendo così il senso di sopraffazione e migliorando l’equilibrio tra vita lavorativa e privata.
  4. Potenziamento delle Capacità Decisionali: I dipendenti che partecipano a sessioni di coaching sviluppano maggiore fiducia nelle proprie capacità decisionali, il che porta a decisioni più rapide ed efficaci, riducendo l’incertezza e l’ansia legate al lavoro.
  5. Crescita Professionale: Il coaching aiuta i dipendenti a identificare le proprie ambizioni professionali e a sviluppare piani di crescita professionale. Questo senso di progresso e realizzazione personale contribuisce significativamente al loro benessere complessivo.
  6. Gestione del Cambiamento: Il coaching organizzativo può essere impiegato durante periodi di cambiamento all’interno dell’organizzazione. I coach lavorano con i leader e il personale per facilitare il processo di adattamento e supportare il successo del cambiamento.

Come rendere più efficace il coaching in azienda:

  1. Identificazione delle Necessità: Condurre valutazioni delle competenze e delle esigenze dei dipendenti per identificare le aree in cui il coaching organizzativo può essere più efficace.
  2. Selezione di Coach Competenti: Assicurarsi di selezionare coach esperti e qualificati che comprendano le dinamiche organizzative e possano instaurare rapporti fiduciosi con i dipendenti.
  3. Programmi Personalizzati: Creare programmi di coaching personalizzati che soddisfino le esigenze individuali dei dipendenti, concentrandosi su obiettivi specifici e misurabili.
  4. Valutazione Continua: Monitorare i progressi dei dipendenti e raccogliere feedback per adattare i programmi di coaching e garantire risultati significativi nel miglioramento del benessere organizzativo

In conclusione, il coaching in azienda  rappresenta una risorsa preziosa per le aziende che desiderano investire nel benessere dei loro dipendenti.

Attraverso il supporto e l’orientamento personalizzati offerti dal coaching, i dipendenti possono superare le sfide, sviluppare le proprie capacità e contribuire in modo significativo al successo dell’organizzazione. Implementare programmi di coaching organizzativo mostra un impegno tangibile nel migliorare il benessere dei dipendenti, creando un ambiente lavorativo in cui l’apprendimento, la crescita e il benessere sono al centro della cultura aziendale.

Il coaching in azienda  è orientato al risultato, mirando a migliorare la performance e a promuovere lo sviluppo sostenibile nel contesto aziendale.

Un’organizzazione adulta è quella in cui le persone hanno le conoscenze, le capacità, il desiderio e l’opportunità di avere successo a livello personale in un modo che porta al successo di tutta l’organizzazione “

                                                                          Stephen R. Covey

 

EMPLOYEE ENGAGEMENT

EMPLOYEE ENGAGEMENT

Diverse definizioni fanno riferimento a una gamma di concetti riferiti alla gestione delle risorse umane (HRM) e al comportamento organizzativo.

Formalmente possiamo definire   l’Employee Engagement come “la somma delle percezioni dei dipendenti circa la propria interazione con l’impresa in cui lavorano”.

E’ la misura in cui i collaboratori sono coinvolti razionalmente ed emotivamente nel loro ambiente lavorativo e si sentono motivati a contribuire al successo dell’azienda: tale indice di misura esemplifica il mix di energia ed entusiasmo cui bisogna aspirare nel proprio luogo di lavoro, sia come datore di lavoro che come dipendente

A me piace definirlo come “Essere positivamente presenti nell’esecuzione dei lavori, contribuendo volentieri con il proprio sforzo intellettuale, sperimentando emozioni positive, e connessioni significative con gli altri.

 Le organizzazioni dovrebbero concentrarsi di rispettare i 3 criteri di gestione del proprio capitale umano, impostando ambienti e modalità di lavoro coerenti con i bisogni dei collaboratori:  

  1. AUTONOMIA: garantire ai dipendenti l’autonomia su alcuni aspetti principali di lavoro tipo
  • Quando (tempo) cioè adottare un sistema di lavoro basato sui risultati piuttosto che su tempo
  • Come (tecnica) cioè fornire una guida e poi permettere loro di affrontare il progetto in modo opportuno senza seguire una procedura rigorosa
  • Chi (team) cioè consentire ai dipendenti un margine di scelta riguardo ai colleghi con cui lavorare
  • Cosa (compito) consentire ai dipendenti di avere regolarmente giorni di “lavoro creativo” in cui possono lavorare su qualsiasi progetto/problema che desiderano

 

2. MAESTRIA : consentire ai dipendenti di migliorare in qualcosa che conta per loro

  • Assegnare compiti né eccessivamente difficili né troppo facili in modo di estendere e accrescere le loro capacità
  • Creare un ambiente consono per promuovere l’apprendimento e lo sviluppo con obiettivi “ben formati”, feedback immediati

3. RESPONSABILITÀ/FINALITÀ: prendere provvedimenti per soddisfare il desiderio dei dipendenti di contribuire a una causa più grande e più duratura di loro

  • Comunicare lo scopo chiaramente in modo che i dipendenti comprendano le finalità strategiche dell’organizzazione e non solo i suoi obiettivi di profitto
  • Usare parole “purpose – oriented” utilizzando spesso il “NOI” che induce a parlare dell’organizzazione nello stesso modo e a sentirsi parte della grande causa.

 

La vera motivazione viene dal successo, dallo sviluppo personale, dalla soddisfazione sul lavoro e dal riconoscimento.”

Le caratteristiche del FLOW

Le caratteristiche del FLOW

LE CARATTERISTICHE DEL FL

In psicologia, il flusso (in inglese flow), o esperienza ottimale , è uno stato di coscienza in cui la persona è completamente immersa in un’attività.

Bambino concentrato in un’attività

 

Il concetto di flusso fu introdotto nel 1975 dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi nella sua teoria del flusso, e si è poi diffuso in vari campi di applicazione della psicologia, come lo sport, la spiritualità, l’istruzione, IL COACHING

Mihály Csíkszentmihályi  ha viaggiato per il mondo e intervistato decine di migliaia di persone chiedendo loro delle volte in cui si erano sentite al meglio e avevano dato il meglio di sé.

DEFINIZIONE DEL FLOW:

Stato di coscienza in cui le persone sono così immerse in un’attività da dimenticare tutto il resto; l’esperienza è così piacevole che le persone la vivranno anche a caro prezzo, per il semplice gusto di viverla”.

Quando entriamo in uno stato di FLOW, la mente ed il corpo sono in perfetta simbiosi e la nostra concentrazione è totale.  Per questo motivo, l’autore definisce questa condizione l’esperienza ottimale. Questa condizione permette di concentrarci totalmente sul momento presente e vivere un’esperienza estremamente appagante.

Csikszentmihalyi spiega che una persona può rendersi felice o triste, indipendentemente dalle condizioni esterne, semplicemente cambiando il proprio stato di coscienza. È un’idea molto cara alla scuola della psicologia positiva e che possiamo trovare anche nello stoicismo. Controllare i nostri stati d’animo ci permette di essere più felici. In questo senso, fare in modo di vivere delle esperienze di flow può avere un grande impatto sulla nostra felicità.

QUANDO SIAMO NEL FLOW SIAMO PIÙ PRODUTTIVI E PERFORMANTI

Lo stato di flow ci permette di essere così concentrati ed immersi nel nostro compito da farci raggiungere prestazioni di altissimo livello.

Il flow può dunque influire sulla nostra produttività, sui nostri risultati e di conseguenza sui nostri successi.

Secondo Mihály Csíkszentmihályi :

  1. Ogni persona con cui ha parlato, a prescindere dalla cultura, dal censo, dal genere o dall’età, ha raccontato di essere sentita al meglio e di aver dato il meglio di sé quando si trovava in uno stato di coscienza alterato, uno Stato in cui ogni decisione, ogni azione fluiva senza soluzione di continuità e nasceva spontaneamente dall’azione precedente. Nel Flow sembra di fluire, è una descrizione letterale dell’esperienza in sé.

2)     Il Flow è universale: lui ha ritrovato la descrizione di questa esperienza in ogni gruppo che ha intervistato. Perché? L’evoluzione ha modellato il cervello umano perché rendesse al meglio una volta entrato nel flow. L’esperienza del Flow appartiene quindi a tutti e ogni luogo, se alcune condizioni iniziali sono soddisfatte.

3)     Le caratteristiche psicologiche fondamentali sono:

a) Concentrazione assoluta: cioè l’attenzione è rivolta unicamente all’attività che stiamo distruggendo. Coinvolgimento, appagamento e assorbimento totale nel qui e ora.

b) Unione di azione e consapevolezza: è la sensazione di unità con il tutto, non siamo più in grado di distinguere il sé e da ciò che è il sé sta facendo (azione e consapevolezza si fondono)

c) Dissoluzione del senso di sé: cioè il critico interiore (Il dialogo interiore) è in silenzio, la voce del dubbio tacce

d) Alterazione della percezione temporale, detta anche “dilatazione del tempo”: Può capitare che il tempo rallenti e di sperimentare l’effetto “fermo immagine” oppure che il tempo acceleri 5 ore trascorrano in 5 minuti (utilizzo della time line secondo la PNL). Il passato e il futuro svaniscono e ci ritroviamo immersi in un presente prolungato, che talvolta è definito deep now.

e) Forte senso  del controllo: abbiamo un forte senso di controllo sulla situazione- speso in una situazione che solitamente non è possibile controllare.  In quel momento siamo il capitano della nostra nave, padroni della nostra piccola fetta di destino. Un giocatore di scacchi, ad esempio, aveva raccontato all’autore di sentire di essere in completo controllo del proprio mondo.

f) Esperienza autotelica: termine greco composto da auto” che significa sé stesso e “telos” che vuol dire scopo: cioè che racchiude in sé lo scopo della propria realizzazione. Ciò che stiamo facendo è tanto piacevole e ricco di significato che faremo di tutto per poterlo ripetere, anche correndo un grande rischio personale e a costo di spese elevato. In altre parole, si tratta di un’attività che costituisce essa stessa uno scopo.

4)    Il Flow è misurabile, con metodi che misurano le 6 caratteristiche e la profondità con cui si manifestano in una certa esperienza

5)   L’esperienza che chiamiamo Flow è in realtà uno spettro di esperienze diverse. In un certo senso, lo stato del flow assomiglia a ogni altra emozione. Prendiamo, per esempio, la RABBIA… Possiamo essere leggermente irritati o assassini omicidi: è la stessa emozione, vista agli opposti dello spettro ed è così anche per il Flow.. Possiamo trovarsi in uno stato DI MICROFLOW (Le 6 caratteristiche ridotte al minimo) di livello basso a un lato dello spettro oppure in un evidente MACROFLOW  (Le 6 caratteristiche al massimo) all’esatto opposto.

6)     La più importante scoperta di Mihaly Csikszezentmihalyi è che le persone che avevano raggiunto il punteggio massimo relativamente al benessere e all’appagamento erano quelle che maggiormente sperimentavano in flow nella propria vita. Lo stato di Flow è il codice sorgente che lo sviluppo delle neuroscienze per fortuna ci ha permesso di comprendere meglio l’esperienza del flow, per capire da dove origine e questo stato e perché (Immagini celebrali)

Avendo la fortuna di vivere dei momenti di flow, non posso che spronarti a cercare di avere più esperienze di questo topo nella tua vita. Anche se non ti dedichi ad attività che si prestano particolarmente questa condizione, puoi di sicuro lavorare sulla tua abilità di entrare nel flusso.

I vantaggi sono davvero notevoli: potrai sentirti più felice, più motivato, produttivo e performante.

Il Potere Delle Convinzioni

Il Potere Delle Convinzioni

Le convinzioni sono tutto ciò che noi crediamo vero ed hanno il potere di plasmare la nostra visione della realtà. In breve, un qualcosa, un’idea che diamo come certa.

Le convinzioni possono essere potenzianti o limitanti:

  • Le convinzioni potenzianti è un concetto che incute in noi un messaggio positivo: se credi di poter svolgere un’azione probabilmente ce la farai (“ Sono io il responsabile del mio destino”)
  •  Le convinzioni limitanti sono le catene invisibili che bloccano, limitano e impongono determinate azioni da compiere e che in pratica non permettono di esprimere il proprio potenziale (“Sono fatto così”)

Se noi ci convinciamo di una cosa, il nostro cervello ci farà notare prevalentemente tutto ciò che conferma quella cosa.

Molte delle convinzioni che abbiano sono figlie della cultura a cui apparteniamo, dell’epoca storica o della religione di riferimento, altre si formano in seno alla famiglia, portandoci ad assorbire il pensiero dei nostri genitori ed educatori già nei primissimi anni di vita.

Si creano nella nostra mente paradigmi che acquisiscono forma e sostanza di verità assolute ed inamovibili, quando in realtà sono solo il prodotto delle nostre convinzioni, stratificate in anni di azioni e conferme ripetute.

Noi traiamo soddisfazione e tranquillità interiore dal vedere confermati i nostri paradigmi, veri o falsi che siano e quindi il nostro cervello ci aiuta in questo. È il classico circolo vizioso.

In altre parole, si tratta della strategia inconscia che continuiamo ad utilizzare per fare esperienza della realtà. A tutti gli effetti, questa strategia cognitiva determina la realtà di chi la utilizza.

Ad esempio se un vostro collega, arriva a lavoro al mattino portando per tutti dei favolosi pasticcini in regalo, senza dare troppe spiegazioni.

A questo punto, è inevitabile che vi facciate un’idea del vostro collega, e questa idea dipenderà molto dalle vostre opinioni pregresse nei suoi confronti.

  • Immaginate di essere convinti che il collega sia uno di quelli che tende a fare le cose sempre e solo per ottenere un tornaconto personale.

Di fronte a questo suo comportamento, cos’altro potreste pensare, se non che abbia organizzato questo regalo solo per ottenere qualcosa in cambio?

  • Al contrario, se invece le opinioni che avete nei suoi confronti sono diverse e pensate invece che sia una persona davvero generosa, beh, allora tenderete ad apprezzare il regalo, confermando la vostra opinione pregressa.

Eppure, l’unico dato certo che avete a disposizione è che il vostro collega ha portato dei pasticcini, nient’altro. Ma i vostri cervelli a fronte di questo dato iniziano a rielaborare le informazioni utilizzando le esperienze passate

Il risultato?  Un solo comportamento, ma ben due realtà completamente diverse

Per migliorare le vostre performance e gestire la comunicazione in maniera efficace dovete conoscere le vostre strategie mentali e/o quelle del vostro interlocutore.  

Scegliere consapevolmente cosa credere è un atto di potere, non un potere formale, ma un potere effettivo. Non sono gli eventi esterni che hanno il potere di farci vivere bene, ma l’interpretazione che diamo a essi.

 La realtà è SEMPRE NEUTRA, né buona, né cattiva

Nel coaching la tecnica di Re incorniciare (usata da Richard Bandler e John Grider) significa trovare un’interpretazione che si adatti alla situazione in modo alterando valido ma che produca in te una risposta capace di espandere le tue possibilità.  Consiste nel cambiare il quadro entro il quale una persona percepisce certi eventi, allo scopo di cambiare il significato degli eventi stessi. Quando il significato cambia, le reazioni e i comportamenti della persona cambiano anch’essi.

“TUTTO È RELATIVO. PRENDI UN ULTRACENTENARIO CHE ROMPE UNO SPECCHIO: SARÀ BEN LIETO DI SAPERE CHE HA ANCORA SETTE ANNI DI DISGRAZIE.”
(ALBERT EINSTEIN)

COME POSSIAMO GESTIRE MEGLIO LO STRESS? COSA DOVREMMO EVITARE?

COME POSSIAMO GESTIRE MEGLIO LO STRESS? COSA DOVREMMO EVITARE?

  • Nel passato la gente diceva che l’uomo è la sua parola.
     Si fidavano l’uno dell’altro con uno “PAROLA D’ONORE”. Le parole erano preziose, erano innaffiate dalla psiche dell’uomo, un’estensione di essa. E proprio come stiamo attenti a non ferire una parte del nostro corpo, così hanno detto che dovremmo stare attenti con le parole, perché fa parte di noi.

    La neuroscienze confermano queste vecchie concezioni. Per il nostro cervello ogni parola è un processo di pensieri, cambiamenti ormonali e scariche elettriche. Attenti alle parole…  

     
    Evita di :
    criticare e incolpare te stesso per ciò che sta accadendo,
    – avere rimorso per non aver risposto a ciò che gli altri si aspettavano,
    – avere maggiori aspettative per te stesso e per gli altri
    – e ‘esprimiti’ negativamente”

    Per evitare lo stress, si dovrebbe cambiare il proprio modo di pensare, fare auto-dialogo, sentirsi felici con ciò che ha raggiunto, fare respiri profondi e mettere attività e movimento nella sua vita.
    “EVITA DI USARE il ‘NON’, e parole con una connotazione NEGATIVA, COME SI “DEVE”.
    I tuoi pensieri sono direttamente correlati e influenzano i tuoi sentimenti e comportamenti.

    Secondo la Programmazione Neurolinguistica [PNL] le parole influenzano le emozioni e il comportamento
    Quali frasi sono importanti nella nostra vita?

    Ø  Oggi è stata una buona giornata”: basta dirlo almeno una volta per vedere la propria vita in modo più ottimistico
    Ø  “Mi fido di te”: tutti abbiamo bisogno di alleati in questa vita.
    Ø  “Mi dispiace”: è molto redentivo quando lo dici e lo intendi.
    Ø  Ti amo”: tutti vogliono dirlo nel profondo e tutti vogliono ascoltarlo.
    Ø  “Non so come farlo”: meglio ammettere la propria ignoranza di qualcosa e imparare che fingere di sapere.

IL BISOGNI DELLA RELAZIONE

IL BISOGNI DELLA RELAZIONE

Aristotele, definisce l’uomo “un animale sociale”, che tende ad aggregarsi, ad avvicinarsi agli altri nel tentativo di creare relazioni

Ma quando questo bisogno di avere una relazione, amichevole ed affettiva, diventa cosi forte da impedirci di vedere le persone che abbiamo di fronte, cominciano i problemi.

Spinti dalla necessità, non possiamo più scegliere, esattamente come una persona persa nel deserto non può rifiutare l’acqua che gli viene offerta. Tale è la sete da non chiedere nemmeno se l’acqua è potabile o contaminata.

Lo stesso accede con i bisogni, quelli più profondi, più intimi . Ognuno di noi ne ha, nessuno escluso. Si tratta di bisogni primitivi, che l’essere umano dovrebbe essere in grado di soddisfare in modo autonomo.   

Quali sono questi bisogni?

Ecco la lista dei bisogni primitivi che tutti dovremmo essere in grado prima di sentire e poi di soddisfare.

  • Bisogno di affidarsi : “SO CHE POSSO CONTARE SU DI TÈ”
  • Bisogno di fidarsi : “SO CHE NON MI FARAI MAI DEL MALE”
  • Bisogno di sicurezza: “MI SENTO AL SICURO NEL MONDO”
  • Bisogno di autonomia: “POSSO FARCELA DA SOLO”
  • Bisogno di riconoscimento: “VADO BENE COME SONO”
  • Bisogno di avere dei propri bisogni: “I TUOI BISOGNI NON SONO I MIEI”
  • Bisogno di competenza:  “LO SO O LO POSSO FARE”
  • Bisogno di sentirsi accettati: “NON FARE NULLA PER ESSERE AMATO”
  • Bisogno di amore: “IO SONO AMABILE”
  • Bisogno di appartenenza